Consorzio di bonifica, lavoratori senza stipendio da mesi

Consorzio di bonifica, lavoratori senza stipendio da mesi

La Federazione Italiana Lavoratori è contraria alla proposta di accorpamento dei consorzi proposta dall’assessorato regionale.

La Federazione Italiana Lavoratori dei Consorzi di Bonifica è contraria alla proposta di accorpamento dei consorzi proposta dall’assessorato regionale all’Agricoltura e invoca un intervento per fare in modo che vengano pagati gli stipendi ai lavoratori. Quelli impegnati nel Consorzio 3 Agrigento alla fine del mese di marzo avranno maturato quattro mensilità non ancora riscosse. E’ la segreteria territoriale di Agrigento che è scesa in campo con i consiglieri nazionali Vito Clemente e Vincenzo Nastasi, il segretario territoriale Leonardo Mulè e, per le rappresentanze sindacali, Salvatore Russotto, Carlo Virgadamo e Giuseppe Vullo.

“L’esperienza della legge regionale 45 del 1995, ha ampiamento dimostrato come l’accorpamento incondizionato di territori non omogenei –sostiene la FILBI– ha livellato verso il basso la qualità dei servizi resi al comparto agricolo e ha leso la serenità dei lavoratori della bonifica. Inoltre, le perplessità sono ancora maggiori, in quanto la proposta è formulata da chi, chiamato a responsabilità di governo della Regione Sicilia, ha dimostrato, negli ultimi anni, disinteresse nei confronti della bonifica e dei suoi lavoratori, seminando incertezze e dubbi sulla reale volontà di rilancio degli enti di bonifica, non ultimo con l’approvazione dell’articolo 47 della finanziaria 2015, che, riducendo il contributo regionale grava sugli agricoltori gli inevitabili aumenti dei canoni per la copertura degli oneri di gestione.

A nostro parere, ogni altra forma di accorpamento può solo far degenerare la situazione e farà aumentare quella insicurezza, sia dei lavoratori della bonifica che dei consorziati, che ormai è una costante nella vita di ciascuno e che impedisce di programmare serenamente un minimo il proprio futuro. Tacere su questa evidenza significa non prendere coscienza dell’amara realtà. Se, per un attimo, riflettiamo sulle recenti forme di accorpamento di enti, che erogano un servizio pubblico in Sicilia, ci accorgiamo che ogni accorpamento ha prodotto, in tutti i casi, disagi generalizzati –continua la federazione- peggioramento del livello qualitativo del servizio incertezze per i lavoratori (Ato idrici, Ato rifiuti, Liberi Consorzi). Riteniamo che, per essere riformisti, bisogna anche essere coraggiosi, ma soprattutto avere idee chiare e un quadro completo della situazione”.

Una bocciatura senza appello per la federazione che aggiunge: “La bozza di riforma proposta non è affatto una riforma del settore, in quanto diversi sono gli aspetti fondamentali che non vengono trattati, quali la situazione debitoria, l’organizzazione del personale e la nuova pianta organica, la stabilizzazione del personale stagionale, oramai diventato indispensabile, considerato la carenza del personale di ruolo, i nuovi servizi da erogare e soprattutto l’aspetto economico finanziario”.

La parte conclusiva del documento riguarda in maniera più diretta i disagi che stanno subendo i lavoratori impegnati nel Consorzio 3 Agrigento il quali “alla fine del corrente mese di marzo avranno un arretrato stipendiale di ben 4 mensilità, con poche prospettive di pagamento degli stessi emolumenti, in ragione del fatto che l’approvazione della finanziaria regionale è stata ancora prorogata in favore di un esercizio provvisorio che non può garantire soluzione al problema. Di fatto lo stato di agitazione, da più di un anno, non è mai terminato, ma è diventato una costante da troppo tempo senza che chi di dovere ha trovato le giuste soluzioni, nonostante verbali assicurazioni”.

E sottolineando che “i lavoratori non sono più nelle condizioni di aspettare nessuna riforma, che, peraltro, alle condizioni proposte, non risolverà nessuno dei problemi di ieri e di oggi”, la federazione auspica “un intervento legislativo strutturale ed immediato per abolire l’articolo 47 della finanziaria” e confida “nel ripristino del contributo regionale che sia di equilibrio tra le necessità dei lavoratori e degli agricoltori”.

G. P. GdS




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