Assolto Josè Errante, gestore di un impianto di carburanti: non ha sottratto 200 mila euro

Assolto Josè Errante, gestore di un impianto di carburanti: non ha sottratto 200 mila euro

Il gestore di un impianto di carburante di Menfi, Josè Errante, di 42 anni, era accusato di appropriazione indebita di oltre 200 mila euro da una società, ma è stato assolto dal giudice monocratico del tribunale di Sciacca, Fabio Passalacqua, per non aver commesso il fatto.

Secondo l’accusa, che veniva originariamente avanzata nei suoi confronti, abusando della sua qualità di associato in partecipazione di una società di carburanti, per procurarsi un ingiusto profitto di sarebbe appropriato dell’ingente somma, di proprietà della società, della quale aveva il possesso perché gestore dell’impianto. La somma era frutto della vendita di prodotti petroliferi ai clienti che, però, non sarebbe stata inserita nella contabilità trasmessa alla società. I fatti per i quali si è celebrato il processo si riferiscono al gennaio del 2013.

L’estraneità di Errante alla vicenda e dunque all’ammanco dell’ingente somma è stato evidenziato, al termine dell’istruttoria dibattimentale, anche dal pm aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato. Più articolata la discussione del difensore, l’avvocato Ludovico Viviani, il quale ha ripercorso tutti i fatti oggetto del processo, per sostenere che non era emerso alcun elemento per sostenere l’accusa.

Errante era proprietario del terreno sul quale è stato realizzato l’impianto di carburante. La società era composta dal menfitano e da un altro agrigentino che aveva realizzato l’impianto e forniva i prodotti petroliferi. Dopo circa un anno di gestione è stato presentato il registro alle Dogane dal quale sarebbe emersa la differenza tra il venduto e quanto era stato dichiarato. Da qui la querela nei confronti di Errante, ma al processo l’avvocato Viviani ha dimostrato che la condotta del menfitano era stata regolare, che non si era appropriato di alcuna somma. Errante poi è uscito dalla società, mentre l’impianto ha continuato ad operare. Il processo si è definito, però, con la sua assoluzione per non avere commesso il fatto. E l’estraneità dell’imprenditore è stata rilevata al processo non soltanto dalla difesa, ma anche dal pubblico ministero.

G. P. GdS




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