Sicilia, la Consulta boccia la legge sull’acqua pubblica votata dall’Ars

Sicilia, la Consulta boccia la legge sull’acqua pubblica votata dall’Ars

La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 93 del 2017, ha bocciato la cosiddetta riforma dell’acqua pubblica.

La Consulta ha, infatti, dichiarato l’incostituzionalità della Legge regionale n. 19 dell’ 11 agosto 2015 recante “Disciplina in materia di risorse idriche”, ovvero la norma sull’acqua pubblica. Si tratta dell’ennesima magra figura della politica siciliana a guida Crocetta.

Con questa sentenza pertanto la Corte Costituzionale ha messo la parola fine alla possibilità di applicazione di una legge, criticatissima dalle opposizioni al momento della sua emanazione e impugnata dal Governo Renzi.

Ma il deputato dem Giovanni Panepinto attacca: “La sentenza della Corte Costituzionale che ha sostanzialmente cassato gli articoli che riguardano la gestione del servizio idrico in Sicilia e il modello tariffario – compresa la parte relativa al costo dell’acqua fornita da Siciliacque – di fatto azzera il referendum al quale hanno votato 27 milioni di italiani e calpesta l’Autonomia siciliana e le prerogative statutarie. È evidente che la grande lobby dell’acqua non pensi che sia una partita chiusa. Chi oggi festeggia questa sentenza dovrebbe ricordare che nel 2004 fu stipulata una convezione di 40 anni con una società per la gestione di risorse idriche, strutture e dighe pagate dai contribuenti siciliani. Credo che questa vicenda metta in discussione anche i rapporti fra il Partito Democratico, il governo regionale che non si è costituito di fronte ai giudici della Corte e che non ha applicato la legge in questi due anni, e il governo nazionale che ha impugnato la legge”.

Il condizionale tuttavia è d’obbligo perchè alla Regione stanno ancora studiando gli effetti della sentenza della Consulta.

LEGGI QUI LA SENTENZA INTEGRALE




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