Il nostro mare fa gola all’ENI, chiesti permessi di ricerca

Il nostro mare fa gola all’ENI, chiesti permessi di ricerca

Le piattaforme offshore attive in tutto il Canale di Sicilia, che estraggono gas e petrolio in mare, hanno prodotto nel 2017 un gettito fiscale dovute alle Royalty versato alla Regione Siciliana di appena 296.348,75 euro: la miseria di 6 centesimi di euro per ogni siciliano.

L’allarme l’ha lanciato sulla propria pagina facebook Mario Di Giovanna, un ingegnere che, da anni, si batte per difendere il mare dall’assalto dei petrolieri. Si teme quindi che le ricerche di idrocarburi, nel tratto di mare antistante i Comuni di Licata, Butera, Gela, Acate, Vittoria, Ragusa, Santa Croce Camerina, possano essere effettuate con la tecnica dell’air-gun.

 

Per info: STUDIO CAMPO di Nino Campo.
 

 

La nota di Mario Di Giovanna sulla propria pagina facebook:

“Agli amici di Licata, Gela e dintorni.

ENI ha variato il programma di lavori relativi al permesso di ricerca di idrocarburi d 33 GR AG, quindi è stata riaperta la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.

Purtroppo il periodo in cui effettuare le osservazioni è scaduto lo scorso 3 Febbraio.

Secondo quanto dichiarato da ENI la documentazione è stata depositata nei Comuni di Licata, Butera, Gela, Acate, Vittoria, Ragusa, Santa Croce Camerina e relative province, nonché presso l’assessorato Territorio e Ambiente della Regione siciliana.

Ritengo che almeno uno di questi Comuni vi abbia avvisato della procedura in corso e che abbia presentato le dovute osservazioni coinvolgendo la cittadinanza.

Sarebbe interessante chiedere inoltre lumi alla Regione siciliana. Tutti i dettagli della procedura li trovate al link in fondo al post (CHE POTETE LEGGERE QUI).

Cosa farà adesso il nuovo governo Regionale?

“Le piattaforme offshore attive in tutto il Canale di Sicilia nel 2017 che estraggono gas e petrolio in mare, hanno prodotto un gettito fiscale dovute alle Royalty versato alla Regione Siciliana di appena 296.348,75 euro (diconsì ducentonovantaseimilatreccentoquarantotto,75 euro) la miseria di 6 centesimi di euro per ogni siciliano scrive Di Giovanna.

“Se un incidente industriale rilevante dovesse accadere ad una di queste piattaforme il disastro ambientale ed economico sarebbe incalcolabile e noi rischiamo tutto questo per meno di 6 centesimi a Siciliano per ogni anno!

Questo è frutto di una politica che negli ultimi decenni è stata totalmente asservita agli interessi petroliferi (enormi franchigie di produzioni esenti da Royalty, concessioni senza limiti temporali, fiscalità di favore etc.).
Tutto questo, che denuncio da anni, peggiorerà a breve con i nuovi progetti autorizzati ed in fase di autorizzazione in buona parte del canale di Sicilia.
AI candidati e alle forze politiche impegnate nella campagna elettorale in corso ed al nuovo governo regionale, invito a prendere impegni chiari e vincolanti per fermare questo furto ai danni dei Siciliani.
N
emmeno per tutto l’oro del mondo si dovrebbe rischiare di devastare il nostro mare, figuriamoci per 6 centesimi l’anno a testa!”

 

 




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