“Niente titolo”, mostra di pittura a Menfi di Rudy Laurinavicius

“Niente titolo”, mostra di pittura a Menfi di Rudy Laurinavicius

Sabato 25 agosto, alle ore 19:00, in Via Giuseppe Garibaldi Cortile 37, verrà inaugurata la mostra di pittura di Rudy Laurinavicius intitolata “Niente titolo”.

 

Per info: STUDIO CAMPO di Nino Campo.
 

“NIENTE TITOLO”. Questa la risposta di Rudy alla domanda su come si sarebbe chiamata la sua mostra di pittura. Non era una risposta ad effetto ma una vera e sincera scelta, indicativa del suo percorso di vita e d’arte.

Rudy Laurinavicius porta con sè, nel suo nome e nella sua biografia, l’essere nel passaggio fra mondi, fra terre, fra comunità culturali e linguistiche diverse. Siciliano, di origine Lituana da parte del nonno paterno, ma è stata la Bolivia terra di nascita del padre, ad essere incubatrice per una buona parte di vita e creatività del giovane Rudy. Questa dimensione di viaggio e nomadismo continuo, ha creato inizialmente una ricca e complessa pluriappartenenza che nel tempo però si è trasformata in una ricerca dell’essenziale, un processo “a togliere” che vuole scavare in profondità per rivelare i tratti essenziali, laddove la realtà si “rivela”.

Niente Titolo.

Un processo di assenza che manifesta ricchezza e “presenza”. Eppure le sue radici, i suoi miti, i suoi riferimenti sono in ogni caso presenti e ben digeriti. La fascinazione per il mondo sociale di Diego Rivera, un mondo saturo, affollato, carico di colori, vita e suggestione, ammirato nel periodo della scuola d’arte in Italia prima e in Bolivia dopo, si compenetra con il mondo di narrazione fumettistica, con il realismo magico e le avanguardie poetiche sudamericane. Il periodo di grande sperimentazione giovanile confluisce poi nell’arte della scenografia, che lo attira per la sua concreta componente artigianale, dopo l’incontro con il maestro Luzzati, e sarà il suo mestiere principale per anni tramite grandi collaborazioni, la principale quella con il teatro biondo guidato dal maestro Carriglio. Ma la strada verso l’essenziale è alimentata senza dubbio da vicissitudini personali, il confronto sin da giovane con i grandi quesiti relativi alla malattia, la lontananza, l’assenza o scomparsa, la morte, spingono la sua sensibilità a cercare una sincera “religiosità”, intesa come un sentire che riunisce e concilia e fa godere di ogni attimo, in un tempo sospeso.

Ecco allora che “Niente Titolo” diventa in realtà un non-attaccamento che permette ad ogni elemento di venire colto con vera apertura, come illuminato in una “ierofania”, una manifestazione del sacro. Che sia una caffettiera…i volti di persone amate…un autoritratto…una barca che quotidianamente passa lungo la costa di Portopalo o un paesaggio di campagna, così familiare e al contempo fuori dal tempo… tutto si illumina in modo vivido e si rivela. E’ un mondo lirico, transitorio come lo è la luce che investe ogni cosa al mutare dei secondi e minuti, ma al contempo colto nella sua vera realtà “sacra”, eterna e viva assieme.

Un processo a togliere, dicevamo, che amplifica ciò che rimane e allora giunge anche lo stupore per lo sguardo…allora il gallo nero, “l’eretico”, il gallo iconico e fiero, “il santo”, avvolto da uno sfondo purpureo e sacrale, e il grande pavone che si dispiega in tutto il suo splendore turchese e oro cangianti, diventano i simboli di un mondo trovato nell’assenza, nel “levare”, laddove la ricerca della verità, sempre mutevole, dona senso e pienezza e non ha bisogno di altro che di “Essere”.




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